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L'artista: Martino Di Bartolomeo
Presentazione
Figlio dell’orafo Bartolomeo di Biagio, Martino nacque a Siena, tra il 1365-1370; la prima notizia documentaria risale al 1398, quando viene citato nel Breve Senesi nella “matricola dei Pittori Senesi”; oltre che a Siena, dove morirà intorno al 1435, visse e operò a Pisa e Lucca.

Esordi e formazione artistica

Tuttora sconosciute sono la sua formazione e la sua prima attività, anche se, secondo l’ipotesi più accreditata, la sua educazione artistica sarebbe avvenuta nella bottega del senese Taddeo di Bartolo, pittore già affermato al seguito del quale Martino avrebbe operato nell’ambito artistico pisano-lucchese, dove troviamo le prime opere certe. Infatti, all’epoca gli artisti si spostavano frequentemente fuori dalla loro terra di origine richiamati da importanti committenze, religiose o laiche, o spinti dal desiderio di conoscere e sperimentare nuove tendenze artistiche.
La prima opera certa di Martino è una serie di decorazioni miniate contenute in 5 manoscritti corali conservati presso l’Opera del Duomo di Lucca, commissionati per rinnovare il patrimonio librario della cattedrale ( costituito all’epoca da Messali e Antifonari dell’XI, XII e XIII secolo) nel periodo in cui si lavorava alacremente all’ampliamento dell’edificio, dopo la riconquistata libertà cittadina (1369). I cinque Antifonari, realizzati tra il 1394-95, presentano una ricca decorazione comprendente iniziali istoriate e articolati fregi vegetali, in cui risalta da un lato l’attenzione del pittore alla varietà della gamma cromatica, con un’insolita profusione di colori (oltre al rosso, al blu al nero e all’oro sono usati l’azzurro, l’arancio il viola ecc) e dall’altro il forte rilievo plastico; entrambi gli elementi contribuiscono a rendere più realistica e vivace la narrazione. L’analisi stilistica di queste miniature mostra come l’artista, malgrado la giovane età, fosse vicino a modelli stilistici fiorentini e pisani piuttosto che senesi, e confermano la sua conoscenza dell’opera pittorica di Antonio Veneziano, attivo nel cantiere del Camposanto di Pisa (1384-86 Storie di san Ranieri), e di Spinello Aretino cui a lungo la critica aveva attribuito le miniature.
Recentemente, sempre al periodo lucchese è stato attribuito al pittore un affresco con Madonna dell’Umiltà che allatta il Bambino rinvenuto sulla controfacciata della chiesa di Santa Maria Forisportam a Lucca.
Con buona probabilità proprio a Lucca Martino conobbe il pittore Giovanni di Pietro da Napoli, la cui presenza è attestata da alcuni documenti risalenti al 1397, artista con cui collaborerà nell’esecuzione di alcuni dipinti su tavola appartenenti al successivo periodo pisano.

Gli affreschi di Cascina
La seconda opera certa del nostro artista è il ciclo di affreschi eseguito nell’oratorio di San Giovanni dei Cavalieri  Gerosolimitani ( o di Gerusalemme) a Cascina, opera commissionata dal cavaliere gerosolimitano Bartolo Palmieri; questi per alcuni anni era vissuto a Siena ricoprendo da principio la carica di Commendatore di San Pietro in Camollia (1382) e poi quella di Procuratore di San Leonardo. Non è improbabile che in tali soggiorni  il Palmieri abbia avuto occasione di conoscere il pittore e di  coinvolgerlo nella decorazione della sua chiesa cascinese.
L’attribuzione dell’intero ciclo pittorico è dichiarata  dall’iscrizione che compare sotto l’affresco della Crocifissione (vedi) dove si legge: HOC OPUS FECIT FIERI FRATER BARTHALUS DE PALMERIIS DA CASCINA, ANNO DOMINI MCCCLXXXXVIII. MARTINUS BARTHOLOMEI DE SENIS PINSIT TOTUM OPUS ISTIUS ECCLESIAE SANCTI JOHANNIS BAPTISTAE.
Nell’esecuzione degli affreschi il pittore dimostra di conoscere i contemporanei cicli decorativi del Camposanto pisano, all’epoca vero crogiuolo d’ innovazioni pittoriche, e in particolare le scene dell’orvietano Piero di Puccio con le Storie bibliche (1389-91); allo stesso tempo i grandi episodi biblici cascinesi mostrano un pittore ormai maturo, con uno stile personale caratterizzato da  vigore espressivo e fermezza di disegno e anche da un’espressiva e sintetica gestualità narrativa. La recente pulitura degli affreschi ha permesso di recuperare la leggibilità delle sue caratteristiche stilistiche fino ad allora nascoste e irrigidite dalle estese ridipinture contemporanee.

L’attività pisana
L’impresa pittorica cascinese, benché realizzata nel contado, introduce e fa apprezzare Martino nell’ambiente artistico di Pisa, città in cui si stabilisce, almeno sino al 1404, e dove lavora in collaborazione, o meglio in società, con il pittore Giovanni di Pietro da Napoli.
Infatti, al 1402 risale la commissione ai due artisti del polittico per la chiesa dell’ospedale di Santa Chiara, ora al Museo Nazionale di San Matteo; nel documento di commissione tra le varie clausole contrattuali si riserva a Giovanni di Pietro il compito di “facere figuras magnas et parvas dicte tabule” e in effetti i santi raffigurati mostrano un forte calligrafismo proprio del pittore napoletano e non di Martino, che evidentemente ha in quest’opera un ruolo secondario, limitandosi forse ad eseguire gli ornati, il trono della vergine e la doratura.
Un ruolo ben diverso Martino lo ha nell’esecuzione del polittico proveniente dall’Ospedale dei Trovatelli, raffigurante Madonna in trono con bambino e santi, firmato e datato 1403, dove emerge una diversa ricerca plastica e un addolcimento dei tratti che, insieme ad una impaginazione spaziale più semplice, con i personaggi raffigurati a mezzo busto, fanno ritenere il polittico opera quasi esclusiva di Martino.
Alla collaborazione dei due artisti si deve anche il dipinto su tavola con il Matrimonio mistico di santa Caterina eseguito per il monastero di San Domenico, datato 1404, (oggi conservato al Museo Nazionale di san Matteo); sempre per la chiesa di San Domenico realizzarono, agli inizi del 1405, un polittico dove le evidenti differenze stilistiche tra i due pittori hanno fatto indotto la critica ad attribuire a Martino solo le figure dei due tondi nelle cuspidi, la predella (oggi a Berlino alla Gemäldegalerie) e le due figure di santi nella parte destra.

Il ritorno a Siena
Nell’aprile del 1405 Martino fa ritorno a Siena, dove risiederà stabilmente sino al 1434, anno della redazione del suo testamento e dunque della sua probabile morte.
Il rientro a Siena vede il pittore al centro di numerose ed importanti commissioni pittoriche per il Duomo: nel 1405 affresca la Cappella di San Crescenzio, nel 1406 decora la cappella di San Nicola e completa gli affreschi intrapresi nel 1370 da Antonio Veneziano nella cappella di San Savino; opere oggi purtroppo perdute in seguito alle trasformazioni architettoniche del Duomo.
Il prestigio dell’artista è confermato dall’importante commissione, nel 1407, di affrescare il soffitto della Sala di Balia, con figure allegoriche, della Sala del Concistorio e della Cappella del prestigioso Palazzo Pubblico. Queste decorazioni dimostrano la svolta del pittore verso la tradizione pittorica senese, e in particolare verso le opere di Simone Martini, con un grafismo più elegante. Questa mutazione stilistica è evidente nella serie di tavolette con Storie di santo Stefano, ora all’Istituto Städel di Francoforte.

Dipintore di sculture

Martino fu apprezzato anche per i lavori di policromia di sculture lignee, in cui eccelleva per la sua abilità nel rendere le espressioni naturali dei volti così interessanti per la cultura artistica del nascente Umanesimo. Tale attività lo mise in contatto con importanti scultori dell’epoca quali Jacopo della Quercia, per il quale colorì l’Annunciazione per la Collegiata di San Gimignano (1426), e Domenico di Niccolò dei Cori di cui dipinse i Dolenti per il Duomo di Siena. Particolarmente importante fu la collaborazione con lo scultore senese Francesco di Valdambrino di cui Martino dipinse documentatamente la statua di Sant’Antonio abate poi collocata al centro del polittico commissionato al pittore stesso nel 1425 per l’altare maggiore di Sant’ Antonio Abate a Fontebranda, smembrato nel Settecento e a noi noto solo da descrizioni. La collaborazione col Valdambrino caratterizza, con buona probabilità, come recenti studi hanno proposto, anche molte sculture di questi realizzate tra fine ‘300 e inizi del ‘400 in area lucchese e pisana, numerose delle quali conservate nel Museo di San Matteo di Pisa ( Annunciazione, Dolenti, Sant’Antonio abate), ma anche nella chiesa di Sant’Andrea a Palaia (Madonna dei Bianchi, 1403) e di San Bartolomeo a Treggiaia presso Pontedera ( San Bartolomeo).