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Mercoledì, 28 Luglio 2010 - 12:40 |
Inviato da : vvignola |
Antroporti Festival - Edizione 2010 Spettacolo teatrale (ad ingresso gratuito) Venerdì 30 Luglio ore 21. 30 CASCINA - PIAZZA DEI CADUTI a cura dell'Associazione Teatro del Tè di Pisa L'OMBRA DEL FLANEUR (Teatro del Tè) Con Gloria Bazzocchi, Andrea Gambuzza, Valeria Plasmati Musiche dal vivo di David Dainelli ensemble Regia Claudio Neri Le metropoli moderne sono reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l’abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti. La letteratura, di questi “vagabondi urbani”, ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.Passeggiatore à la Baudelaire, il flaneur cammina facendosi portare dalla gente e dal caso, senza prefiggersi di dare una chiave di lettura della realtà, ma solo di riferirla per spezzoni, immagini e occasionali incontri, poiché “vive fra le crepe della storia incisa sui paesaggi e sulle città come cicatrici, misterioso linguaggio scritto dal tempo sul corpo e sulle cose dell’uomo, che soltanto lui sa decifrare e la cui decifrazione è il suo destino’’ (C. Magris). Da Parigi a Berlino, da Vienna a Praga, da Cracovia a Mosca, da Bratislava a New York, gira evocando e incontrando Walter Benjamin, la fotografa Giselle Freund, scrittori come Ivan Klima e Peter Esterhazy, coinvolti nella trasformazione dei loro paesi (ex Yugoslavia e Ungheria), il poeta Yves Bennefoy, l’americano Paul Auster; e ancora Kafka, Proust, Musil, Malaparte... Incontri attraverso i quali il flaneur compie un viaggio iniziatico all’interno della sensibilità, un’indagine sulla letteratura e sui sentieri del suono, uno scavo intimo nel privato alla ricerca del particolare universale, della necessità e del senso dello scrivere: attività discreta e silenziosa, vero atto di coraggio e personale resistenza di fronte al fragore di mass media che giocano alla volgarità dell’esibizione più estrema.
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